tradimenti
Lago nero
Animanera
23.04.2026 |
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"Quando sentii la sua resistenza cedere completamente, la lasciai scivolare lungo la vetrata fino a terra, sfinita, sporca e segnata..."
Il riverbero della luna sulle acque del Lago di Como trasformava la superficie in una lastra di piombo fuso mentre guidavo verso Bellagio seguendo le curve strette della costiera. L’aria carica di gelsomino mi schiaffeggiava il volto attraverso il finestrino abbassato. Marco mi aveva contattato con una cortesia disarmante e una richiesta esplicita: voleva che sua moglie Elena venisse risvegliata da un elemento perturbatore. Voleva me. La villa era una struttura di fine Ottocento arroccata sulla roccia. Marco mi accolse sulla terrazza con gli occhi che tradivano una tensione vibrante. Mi indicò la camera senza parlare. Entrai e vidi Elena in piedi davanti alla vetrata, una silhouette nera contro il blu profondo del paesaggio. Non mi mossi con cautela ma con la pesantezza di chi prende possesso di un territorio. Quando si girò le invasi lo spazio vitale e la voltai di schiena con uno strattone secco, schiacciandole il viso e il petto contro il vetro freddo. Marco si sistemò in un angolo della stanza, lo sguardo fisso sulla carne nuda di sua moglie che iniziava ad appannare il cristallo. Le afferrai i capelli alla base della nuca tirandole indietro la testa per esporre la gola mentre con l’altra mano le sollevavo brutalmente i fianchi. Non ci fu dolcezza quando entrai in lei da dietro, solo un affondo violento che la fece sussultare contro la trasparenza della vetrata. Le mie mani non accarezzavano ma artigliavano i suoi glutei lasciando segni rossi che Marco divorava con gli occhi. Il suono dei nostri corpi che sbattevano contro il vetro copriva il rumore delle onde sottostanti. La costrinsi a restare con le gambe divaricate al massimo mentre aumentavo il ritmo, un esercizio di potere carnale che la faceva ansimare in modo gutturale. Sentivo il suo calore contrastare con il gelo della superficie su cui era schiacciata. La girai di fianco, sollevandole una gamba sopra la mia spalla per penetrarla ancora più a fondo, cercando l'angolo più crudo e profondo. Le dita di Elena graffiavano il vetro cercando un appiglio che non c'era, mentre io la dominavo con una ferocia animale che non ammetteva repliche. Ogni spinta era accompagnata dal rumore della sua pelle che aderiva e si staccava dal cristallo. Inarcai il suo corpo fino al limite, stimolandola con una mano con dita d'acciaio mentre continuavo a possederla senza sosta. Il piacere accumulato esplose in lei con una violenza inaspettata: un fiotto potente di liquido irrorò la vetrata, colando lungo il vetro e mescolandosi al vapore del nostro respiro, proprio davanti agli occhi sgranati di suo marito. Elena urlò contro il cristallo, il corpo scosso da spasmi che non riusciva a controllare, mentre la sua essenza bagnava il pavimento della villa. Quando sentii la sua resistenza cedere completamente, la lasciai scivolare lungo la vetrata fino a terra, sfinita, sporca e segnata. Non ci furono parole né saluti. Mi sistemai i vestiti mentre il mio respiro tornava regolare, ignorando lo sguardo perso di Elena e quello grato ma scosso di Marco. Uscii dalla stanza e dalla villa mentre la notte era ancora fonda e scura, lasciandoli soli con l'odore del mio sesso e il vapore che ancora indugiava sulla vetrata imbrattata affacciata sul lago. Salii in macchina e misi in moto, scomparendo nel buio della costiera molto prima che il primo raggio di sole potesse illuminare ciò che era appena accaduto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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